Alessandra Panelli Teatro Ricerca Integrazione

   

  Home | chi siamo | la storia | attività | teatro sociale | spettacoli | partners | testi e video | news | links

 

 

 

 

 

 

 


TEATRO SOCIALE

Laboratorio teatrale e lavoro terapeutico

Diverse Abilità e il suo staff di operatori fin dall’inizio della sua attività si sono posti come obbiettivo quello di lavorare, attraverso lo strumento laboratoriale, sulla relazione tra le persone, l’individuazione di potenzialità espressive nascoste o bloccate, e sulla crescita psicofisica dei suoi attori. Questi obbiettivi, per altro necessari da raggiungere anche per attori in formazione cosiddetti “normali”, costituiscono anche un scopo terapeutico. Il laboratorio è il contenitore, il campo di battaglia, il luogo dei desideri e dei sogni dove sperimentare, conoscere ed approfondire le reciproche potenzialità e professionalità. La peculiarità rispetto ad altre esperienze teatrali che coinvolgono soggetti con disagio mentale (in anni recenti ci sono stati diversi esempi in questa direzione) è un’idea etico- artistica che non vuole occasionalmente spettacolarizzare o enfatizzare la “differenza”, ma fornire degli strumenti di espressione e di riequilibrio all’interno di un laboratorio permanente e di un progetto creativo di integrazione e valorizzazione espressiva che non viene imposto ai soggetti protagonisti, ma viene passo dopo passo costruito insieme a loro, partendo dalle loro esperienze e trasformandole in atti creativi.

Modalità e difficoltà nel rapporto tra progetto teatrale e psicoterapia

Le difficoltà in questo lavoro sono molte ma anche le ricchezze. I Centri di Salute Mentale non sono teatri e i medici non sono teatranti, così come gli insegnanti di arti varie e i registi non sono psicoterapeuti. La convivenza dei reciproci mestieri è una grande ricchezza, l’ascolto costante delle esigenze, la fiducia di base, la collaborazione, sono fondamentali e se tutto ciò avviene il lavoro di ognuno può arricchirsi immensamente. Importante è ricordare sempre che i nostri attori prima che “pazienti” sono persone, e nonostante siano seguiti, guidati e “curati”, non appartengono a nessuno se non a loro stessi. Sono persone che hanno vissuto o stanno vivendo un momento difficile che esige rispetto. Questo vale per il teatrante che in nome della sua arte, specie nella fase imminente lo spettacolo, può rischiare di concentrarsi troppo su di sé, ma anche per lo staff medico che, specie nell’andata in scena, può faticare a vedere il suo pupillo come un professionista a tutti gli effetti. Partendo da questo presupposto e modificando eventualmente il piano di lavoro, in base alle esigenze del gruppo, è possibile vedere il raggiungimento di una meta condivisa. La parte artistica e quella terapeutica attivano a loro volta una sorta di integrazione.  Il linguaggio espressivo, la chiave di racconto è così in continuo mutamento e lo stato d’animo migliore è quello di considerare la difficoltà riscontrata in corso d’opera non come un muro insormontabile ma come una prerogativa caratterizzante. Spesso si parte da un’idea drammaturgica più articolata, ricca di dettagli e colpi di scena, che però risulta difficile per alcuni e si scopre che la semplicità, richiesta perché possa essere compresa da tutti, è la chiave più interessante, quella che permette la sintesi, la visione profonda delle cose. Questa è l’occasione per confermare la forza sintonica del gruppo, dei vari operatori, e monitorare contemporaneamente la coscienza del pubblico. E’ l’occasione per vedere come la parte teorica di un lavoro e di una relazione fra persone diviene pratica.

Lavorare con persone che non hanno come scopo quello di diventare attori è davvero molto stimolante, perché sono in partenza già aboliti molti luoghi comuni. Il desiderio di riuscita di un’operazione ha perciò meno il sapore di un bisogno narcisistico e individuale di successo. Il nostro gruppo aveva il problema opposto, temeva il pubblico, il confronto, il giudizio. Alcuni, provenienti da passate esperienze evidentemente mal gestite, avevano paura a parlare in pubblico, paura di scordare la parte, paura di non capire e di sbagliare. A volte si erano sentiti “buttati” sul  palcoscenico senza aver capito bene cosa dovessero fare o dire e soprattutto senza aver  avuto il tempo per metabolizzare il senso e il significato della loro presenza sulla scena. Il nostro modo di fare teatro, così fortemente basato sulla comunicazione e la relazione gli ha fatto sperimentare un approccio  nuovo  esente  da giudizio e competizione.

I NOSTRI LABORATORI NEL SOCIALE

I nostri Laboratori di Teatro Integrato con persone con svantaggio psico-fisico si svolgono nei luoghi indicati dalla committenza, hanno la cadenza di uno o più incontri a settimana gestiti in modo alternato o in compresenza e la durata minima di un anno per permettere al gruppo di avere il tempo necessario allo sviluppo e alla comprensione di un lavoro comune.

Questi laboratori prevedono la partecipazione e la condivisione del percorso da parte dell’area clinica di riferimento.

DANZA MOVIMENTO TERAPIA

Dott.ssa Anna Di Quirico – Art Therapy Italiana

Immaginazione e dialogo corporeo.

 

GIOCHI DI TEATRO E RELAZIONE

A cura di Alessandra Panelli, Costanza Castracane, Sofia Diaz

Un Laboratorio aperto a tutti per giocare con la propria espressività in un contesto di gruppo.

 

 


 

Copyright (c) 2011. All rights reserved.